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La Tigre di Giada mollò il ricevitore come un
tizzone infuocato. Spinse indietro la sua poltrona e si alzò di scatto. Tremava. La rabbia gli distorceva il viso, trasformandolo in una maschera. Tutta colpa del messaggio. Risaliva a poco
prima. Pur essendo in ufficio da più di due ore, per tutti era ancora fuori città e chi telefonava, non aveva superato il filtro granitico della segreteria.
Henri Cresson Radec non aveva fatto una piega e non si era dilungato. Poche parole scarne e un affondo: - Ho un tuo vaso in mano, richiamerò. - Demonio maledetto come ha fatto? Ma non deve
illudersi, non potrà servirsene, non glielo permetterò - sibilò, serrando i pugni. Le sue unghie martoriarono crudeli le palme.
Maledizione! Tanto per cominciare doveva controllarsi. Camminò avanti e indietro per la stanza, con la fronte corrugata. Rifletteva. Poi sedette di nuovo e riprese in mano l’apparecchio.
Si passò la mano destra nei capelli nervosamente. Ora veniva la parte peggiore. Odiava farlo, bisognava ingoiare il rospo, umiliarsi, chiedere scusa. La sua mente mulinava come una girandola in
caccia di alternative, ma non c’era altra soluzione”. Così inizia l’ultimo thriller di Patrizia Debicke van der Noot. Ancora un thriller, La Tigre di Giada (Lampi di stampa
Ed., Milano 2006), dopo gli accattivanti romanzi - tra poliziesco e avventura - Una foto dal passato (2003) e Il dipinto incompiuto (2005), pubblicati con la stessa casa editrice. Ancora un volume
corposo di 470 pagine, diviso in tre parti e corredato da alberi genealogici; un thriller mozzafiato in cui il succedersi di colpi di scena sembrano condurre in un labirinto dal percorso
inestricabile ma l’abilità della scrittrice, le cui pagine avvincono, porta rapidamente il lettore al sorprendente colpo di scena finale.
Al volante del camion che ha investito
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l’automobile del magnate svizzero Henri Cresson Radec uccidendolo c’erano dei sicari, non un autista ubriaco. Una guardia del corpo esce dal coma e le sue parole trasformano un incidente in un delitto. Chi ha voluto la morte di Henri Cresson Radec e di
sua moglie? La famiglia, le polizie di tre paesi si interrogano. Qualcosa che trae le sue radici dal passato? Un avvincente intrigo internazionale che ha per scenario Parigi, Hong Kong, Crans sur
Sierre, Lussemburgo, Ginevra, Nizza, Toronto, Londra, Firenze, Milano. Si passa in rassegna la vita di Cresson Radec. Si è sposato tre volte, ha tre figli. Un giornalista inglese, Roger
Chambers, lo aveva intervistato prima di morire. Si chiede il suo aiuto. Chi è la Tigre di Giada? Chi è il nemico implacabile di due generazioni della dinastia dei Cresson Radec?
La scrittrice, fiorentina di nascita, grazie alla sua multiforme esperienza di vita, come nella Prefazione ben scrive Silio Bozzi - esperto in materie criminalistiche e consulente dei principali
giallisti italiani - sa raccontare “senza sconti il suo mondo, solo in apparenza dorato, e lo racconta come pochi sanno fare”. Patrizia Vanni, vedova del principe Alessandro
Ruspoli, da cui ha avuto la figlia Alessandra, ha frequentato il mondo dell’aristocrazia e della cultura nei rivoluzionari e significativi anni Sessanta e Settanta; passata a seconde nozze con
il diplomatico lussemburghese Rodolfo Debicke van der Noot si è trovata a vivere a contatto con il mondo della diplomazia internazionale: a tali esperienze attinge la fantasia della scrittrice,
nel cui dettato è costantemente presente la cifra di una cultura classica di alto livello, caratterizzata da una scansione paratattica del periodo che crea ritmo e favorisce la
suspense.
Patrizia Vanni Debicke, socia del “Gruppo Scrittori Ferraresi”, con la Casa editrice “Lampi di Stampa” ha pubblicato nel 2004 anche Ritratti di matrimonio. La saga dei
Corgyll. Bilingue, i suoi libri godono di pubblicazione sia in italiano che in francese.
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