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di Cristina Marra

Con Patrizia Debicke Van Der Noot, il romanzo storico d'avventura si tinge di giallo. Autrice di thriller e romanzi storici, con "L'oro dei Medici"(Tea) pubblicato nel 2007 inaugura il riuscito mix del genere storico e del thriller che riprende nel secondo romanzo, "La gemma del cardinale"(Corbaccio), di recente in libreria.

Com'è nata la passione per questi generi letterari e l'idea di combinarli insieme? "Perché amo molto la storia. Mi piace sprofondare nella polvere della storia, rievocarla, discuterne, trovare testimonianze, anche se so che il presente e il futuro, pur rispecchiandosi compiutamente nel passato, non riusciranno mai a trarne insegnamento."- risponde l'autice - "La storia che dovrebbe essere maestra di vita spesso è basata sull'interpretazione. Mi piaceva l'idea di ricostruire fatti storici interpretandoli con la fantasia. Ricordiamo che nel rinascimento le spy story o thriller erano all'ordine del giorno. Basta pensare ai Borgia… Ho provato. E poi la storia è un buon veicolo per affrontare altre tematiche. Per esempio il fanatismo, la mia bestia nera, e mi consentiva di introdurre l'avventura su un palcoscenico privilegiato…L 'avventura che allo stesso tempo è fantasia, sogno. Riuscire a scrivere di avventura regala immenso potere. Non è più necessario avere una cosa. Basta pensarla, costruirla nella mente. Niente più limiti o paletti salvo quelli imposti dall'immaginazione".

Fiorentina di nascita e cittadina lussemburghese dopo il secondo matrimonio, Patrizia Debicke Van der Noot vive tra Clervaux e l'Italia, è membro dell'Associazione degli scrittori di lingua francese (A.D.E.L.f) e dell'Associazione degli scrittori Lussemburghesi (L.S.V.), e fa parte dell''Associazione Scrittori ferraresi" e di quella degli "Scrittori del Ducato (Piacenza e Parma)". Debicke ambienta i suoi ultimi due romanzi nel Granducato di Toscana alla fine del Cinquecento e da qui, le vicende che riguardano la famiglia de' Medici, toccheranno quasi tutta l'Europa rinascimentale.

Intrighi, amori, cospirazioni, morti, nascite, guerre si alternano così come i personaggi reali e quelli inventati che l'autrice abilmente inserisce nella storia. L'intreccio parte quindi da episodi storici e politici?

"Certo."- mi risponde - "La storia e i venti della politica sono gli elementi trainanti dell'intreccio. Siamo alla fine del 1500. L'Italia a Nord e a sud è dominata dagli spagnoli. L 'Europa è straziata dalle guerre civili e di religione. L'impero, la Francia, i Paesi Bassi, la Spagna e l'Inghilterra si scontrano. La Toscana, in mano a un governante illuminato, può trasformarsi da paese amico succube, in alleato tiepido che pretende di trattare alla pari o in rivale di rispetto che fa da ago della bilancia. Oppure, con il suo grande potere economico, diventare una preda agognata".

Dietro ad ogni romanzo c'è un attento lavoro di ricerca sul delicato periodo storico di fine Cinquecento ed una precisa ricostruzione di ambienti, arredi, monili e abiti dell'epoca, oltre che di usanze e abitudini del tempo. Come si svolge il tuo lavoro di ricerca?

"Il mio lavoro di ricerca storico è accurato, documentatissimo e si inquadra in ricostruzioni precise che mi sono state necessarie anche per tutto il resto come: stoffe, dipinti, arredi, abiti, gioielli. Ho trovato le planimetrie d'epoca, mi sono documentata sui servizi postali di allora per ricostruire ragionevolmente dei tempi di viaggio e quant'altro mi poteva servire…Tanto materiale raccolto, spesso costoso purtroppo. Palazzo Pitti a Firenze è stato un pozzo miracoloso, ma non poteva bastare. Libri, appunti. " - continua la scrittrice, - Ho consultato biblioteche, archivi, ma anche internet, fonte inesauribile di sorprese per chi sappia cercare… Unico piccolo ostacolo: bisogna farlo in più lingue. E non devo dimenticare lo straordinario The Medici Archivi Project che raccoglie tutta la corrispondenza e i documenti da Cosimo I all'ultimo della famiglia. Mi ha regalato date, notizie e la conoscenza e l'amicizia di Brendan Dooley il grande professore universitario americano e ricercatore storico che l'ha diretto per dieci anni (e ha scritto e scriverà su Don Giovanni de Medici)."

Dalla storia si sviluppa il thriller: come nasce questo passaggio? "Ambientare un thriller nella storia obbliga a seguire gabbie strette controllabili. Un personaggio storico, realmente esistito, deve sempre muoversi in modo plausibile". - risponde l'autrice - "Ma dopo, se si vuole scrivere un romanzo e non un saggio storico è indispensabile utilizzare le ricerche solo come sfondo, come cornice, privilegiando il racconto, la scorrevolezza e la facilità della lettura per catturare l'interesse del lettore, incollandolo alle pagine scritte."

Protagonista di entrambi i romanzi è il giovane ed aitante Giovanni de' Medici, figlio naturale e legittimato del granduca di Toscana Cosimo I. Giovanni de' Medici, abile stratega, fine diplomatico, comandante coraggioso, tombeur de femmes, attento osservatore, intuitivo e ragionatore va a fondo per scoprire la verità celata dietro a morti inspiegabili o cospirazioni contro il Granducato. Con diplomazia, arguzia e una spiccata intuizione, Giovanni indaga e ricostruisce gli eventi. Caratteristiche che contraddistinguono un nobiluomo del suo tempo, ma anche un detective moderno, è così?

"Indubbiamente. Usa la sua testa e quella dei suoi collaboratori. E come tanti detective moderni si avvale di aiutanti straordinariamente efficaci e intelligenti. Ma Don Giovanni de' Medici non ha a disposizione gli incredibili sistemi investigativi dei nostri giorni. Nel 1500 non si poteva neppure immaginare un futuro fatto di impronte digitali, dna… La costruzione tradizionale, anche se talvolta spregiudicata, delle sue indagini riporta di più a Conan Doyle, all'Agatha Christie e a Simenon."

Tutti i personaggi maschili e femminili sono ben definiti anche nella loro psicologia. Se le donne sfoggiano a loro vantaggio le arti seduttive o subiscono in silenzio soprusi e disparità tipiche del tempo, gli uomini si rivelano più duri e spietati ma non nascondono il loro lato più sentimentale e romantico. Tra tutti, quale preferisci o a quale ti senti più legata?

"Difficile fare una scelta." - risponde l'autrice - "Tra i realmente esistiti citerò: Don Giovanni il grande generale, l'eclettico uomo di cultura raffinata, l'ingegnere e architetto straordinario… Mi sono divertita a giocare sul suo nome che poteva suggerire ardite interpretazioni e scegliendo come protagonista un personaggio reale ma meno famoso storicamente ho potuto farlo mio, regalandogli voce, idee, sentimenti. Poi Clelia Farnese, unica figlia del Gran Cardinale che il Tasso cantava come la più bella donna di Roma, amata da Ferdinando de' Medici, ma costretta per ferree ragioni familiari a sposare Marco Pio di Savoia. E tra gli altri? La costruzione dei miei romanzi, che si può definire corale, mi costringe ad allargarmi fino a quattro. Per "L'oro dei Medici", il bargello, il fido Capo di Giustizia di Livorno, Francesco Spinelli, ostico, tenace, ma tenerissimo padre di famiglia e Lady Aubrey Brume, la bella rossa inglese, soavemente riposante con la sua serena e infinitamente "morale" amoralità. Per "La gemma del cardinale", senz'altro Ottavio Vicino Colonna, lo straordinario generale gobbo, che avendo infranto i vincoli che la deformità gli imponeva, sa comprendere e accettare la diversità fisica e spirituale negli altri, rifiutando il fanatismo, la condanna e Alizeth, il piccolo servitore eunuco turco, figura straordinariamente umana. A ciascuno di loro ho prestato una parte dei miei pensieri".

Oltre all'intreccio ben congegnato, ai riferimenti storici e ai personaggi affascinanti ed intriganti, il punto di forza dei romanzi di Debicke è l'io narrante. Una voce silenziosa e una presenza discreta che si rivolge direttamente ai personaggi e ne sembra quasi la loro coscienza e riesce anche ad attualizzare situazioni e vicende, è così?

"Senz'altro, mi servo spudoratamente dell'io narrante per rendere più vivace e intrigante la narrazione e, spesso, per introdurre e portare avanti il racconto di dialoghi serrati che lo rendono più facile e scorrevole. Mi piacerebbe costringere il lettore a sentirsi, a sua scelta, comparsa, osservatore o, molto meglio, un protagonista calato nella storia".

Non si finirebbe mai di fare domande a Patrizia Debicke, di chiederle curiosità e aneddoti legati al suo mestiere di narratrice che ha fatto della ricerca storica il suo interesse principale insieme alla passione per il thriller. Dietro il suo aspetto gracile e dolce si nasconde una donna molto concreta, sensibile e determinata che scrive articoli, saggi, romanzi e tiene conferenze in Italia ed Europa. Una vita divisa tra la sua residenza italiana e quella lussemburghese, quanto e come questi due paesi influiscono sulla produzione letteraria?

" Abbastanza. In Italia scrivo recensioni, articoli, racconti, faccio ricerche, stendo pagine di appunti, comincio a impostare trame, ma il telefono suona troppo e gli impegni si sommano paurosamente. Ma ho incominciato tardi e da poco il mio nome e i miei libri hanno cominciato a girare. Ritengo indispensabile farmi vedere e conoscere. Ma in Lussemburgo riesco a scrivere. Attacco la segreteria e mi chiudo nel mio studio di Clervaux. È una grande mansarda dai soffitti bassi a travi, piena di libri che si affaccia sul giardino, luminosa, tranquilla e lavoro per giorni e giorni indisturbata."

Qui Debicke sta scrivendo il prossimo thriller storico che come ci anticipa " Si intitolerà "L'uomo dagli occhi glauchi" (in uscita a marzo con Corbaccio) ed il protagonista è un personaggio "rubato" a un ritratto di Tiziano della Galleria Palatina".